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Sirti in lotta

La settimana scorsa, nella nostra pagina Facebook, vi abbiamo informato in diretta di un servizio su Striscia la Notizia (disponibile QUI) riguardo la vicenda Sirti. Contestualmente, vi avevamo annunciato la pubblicazione di questa intervista.

Abbiamo voluto dare spazio a questa vicenda in quanto consci del fatto che determinate situazioni meritano la visibilità più alta possibile. E’ proprio una questione di meritocrazia. Migliaia di lavoratori non possono non avere le attenzioni dei media di settore.

E’ comprensibile come il lavoratore intervistato preferisca rimanere anonimo. Abbiamo quindi ideato le sue iniziali come LS (Lavoratore Sirti).

ANW: Sappiamo tutti cos’è Sirti ma ci dai una tua personale descrizione, vivendola da dentro? Cos’è Sirti e cosa rappresenta e potrebbe rappresentare per il mercato delle Telecomunicazioni?
LS: Sirti rappresenta la storia delle telecomunicazioni in Italia, ed ha il potenziale per continuare a rivestire un ruolo chiave anche nel prossimo futuro. Un azienda fortemente strutturata e con competenze trasversali in diversi settori, non solo Telecomunicazioni ma anche Energia, Trasporti e Infrastrutture.

ANWPassiamo al nocciolo dell’intervista: si rischiano centinaia di esuberi. Cosa sta succedendo in Sirti?
LS: Sirti sta vivendo una fase di forte riorganizzazione interna per adattare la propria struttura ad un mercato che inevitabilmente cambia, e sta risentendo fortemente della crisi del settore; il mercato delle telecomunicazioni gia’ da qualche anno e’ in fase di forte contrazione, con un significativo calo dei volumi e della redditivita’ delle commesse, e questo va a pesare non poco su un’azienda che ha una posizione debitoria importante, da cui la cassa integrazione per centinaia di lavoratori e lo spettro dei 1000 esuberi.

ANWQuale ritieni essere la causa (o le cause)? 
LS: Basandomi su quanto e’ stato possibile leggere sui mezzi di informazione posso dirti che questa e’ un azienda che ha sempre prodotto utili, e che l’attuale situazione finanziaria non sarebbe stata prodotta da un deficit operativo; credo che tutti, in primis lavoratori e sindacati, vorrebbero avere risposte concrete su quanto accaduto.

ANWCosa avete già subito voi lavoratori e quali rischi state correndo?
LS: Ad Agosto 2011 era stato firmato presso il Ministero dello Sviluppo Economico, a valle di una lunga contrattazione tra azienda e sindacato, un accordo che prevedeva l’apertura di una procedura di cassa integrazione straordinaria per qualche centinaio di lavoratori, l’utilizzo del contratto di solidarieta’ e la mobilita’ per quei lavoratori che potevano raggiungere i requisiti pensionistici; l’accordo prevedeva la rotazione per i lavoratori in cassa ed un contributo integrativo di 500 euro fornito dall’azienda. Si trattava quindi di un sacrificio richiesto ai lavoratori nell’ottica di una riorganizzazione volta al rilancio dell’ azienda, che si impegnava con il nuovo management a presentare quanto prima un piano industriale valido e credibile.
A Marzo 2012 l’azienda ha annunciato di voler disdettare l’accordo in essere e di aprire una nuova procedura di cassa integrazione per crisi (senza contributo integrativo) per circa 1000 risorse, per molte delle quali non sarebbe prevista la rotazione e si prefigurerebbe all’orizzonte lo spettro del licenziamento, in considerazione delle modifiche all’articolo 18 messe in cantiere dall’attuale governo. Il tavolo di trattativa presso il Ministero non ha avuto buon esito e pertanto circa due settimane fa sono arrivati ai lavoratori i telegrammi che notificavano l’avvio del procedimento.
Una scelta di questo tipo risulterebbe difficilmente comprensibile se si tiene conto che l’azienda, sino ad oggi, ha utilizzato largamente imprese di subappalto per le attivita’ operative di campo, servendosi anche di personale in consulenza o somministrazione per alcune delle attivita’ operative di staff.
L’azienda ha altresi annunciato di voler disdettare tutti gli accordi integrativi vigenti, decisione che avrebbe un impatto sulle retribuzioni di molti lavoratori certamente non trascurabile in un periodo di crisi globale, oltre ad aver congelato l’aumento previsto a Gennaio dal contratto nazionale.

ANWI sindacati hanno fatto qualcosa in concreto?
LS: I sindacati, una volta fallito il tavolo di trattative presso il Ministero, hanno dichiarato su tutti i territori iniziative di sciopero e organizzato manifestazioni di protesta (tra le quali quella del 12 Aprile a Roma presso il Ministero e quella del 20 Aprile a Milano presso la Prefettura) con larga partecipazione e riscontro mediatico, oltre allo sciopero di ogni tipo di flessibilita’ operativa.
Si sta cercando inoltre di aprire un confronto con le istituzioni sul tema della legalita’ del subappalto.

ANWChi altro vi sta aiutando o vi ha dato supporto?
LS: Si sta cercando di coinvolgere i mezzi di informazione, sia a livello locale che nazionale, e le istituzioni.
Striscia la Notizia si e’ recentemente interessata della situazione Sirti, trasmettendo in data 01/05/2012 il servizio realizzato presso la nostra sede di Palermo, mentre tramite la prefettura di Milano e’ stato possibile riaprire un tavolo di confronto tra sindacati ed azienda; si intravvedono spiragli per un dialogo costruttivo e proficuo tra le parti, anche grazie alla partecipazione numerosa dei lavoratori su tutti i territori.

ANWSirti è tra le aziende di Telecomunicazioni storiche in Italia. A Dicembre ha “festeggiato” il novantesimo anno. Però… nel tempo è passata da 12.000 a 4.000 dipendenti. C’è ancora positivismo in voi? Credete ancora di potervi 
rialzare?
LS: Crediamo ancora che questa azienda possa risollevarsi e continuare ad essere un azienda leader anche nel prossimo futuro, come lo e’ stata nel passato.
Crediamo che tutti i lavoratori siano importanti, perche’ la loro professionalita’, esperienza e passione sono il vero valore di questa azienda, che va necessariamente preservato.

ANWGrazie, ci aggiorneremo in seguito sugli sviluppi della vicenda.
LS: Grazie a voi per il vostro interessamento.

  • Davide

    E’ il meccanismo che è oramai marcio. Il declino è iniziato con la pessima privatizzazione di Telecom e la mancata liberalizzazione dell’ultimo miglio. Così chi ha lavorato sempre ale spalle dI Telecom non ha mai potuto proporsi come alternativa rimandendo sempre dietro al committente principale. Se poi ci mettiamo la mancata separazione fra rete e servizi , il tutto sta implodendo su se stesso. La politia è indifferente a queste cose : quando parlano i politici di banda larga devo dire che fanno molto ridere

  • La politica è indifferente proprio per il motivo che tu dici: l’ignoranza nei confronti di una certa situazione non consente di intervenire…

  • Rustico67

    Siamo passati dal monopolio pubblico, alla privatizzazione con monopolio privato, mercato libero con tutto quello che ne concerne. La conseguenza delle commesse e dei ribassi continui, che sono di ogni anno, come tutte le società delle installazioni telefoniche dichiarano il – 20% dal 91 ad oggi sempre le stesse dichiarazioni!
    l’inserimento di un recupero di tale perdita e la rivalità verso altri gestori dove le stesse organizzazioni sindacali hanno dato margini a vantaggio di un’accordo o no, sono l’utilizzo del sub appalto dove anche qui si può scrivere un libro.
    Telecom non deve continuare ad essere privata e sopratutto e facile uscire da questo vortice.
    Telecom, Wind, Vodafone, Fastweb, Tele2, Tiscali. Tutti i gestori devono dare i volumi di lavoro in base i dipendenti che sono dichiarati regolarmente.

    Ci sono tutti gli strumenti per uscirne fuori da questo tunnel, bisogna sapere se c’e’ la volontà.

    Siamo pronti a combattere i Manager, Politici, che hanno un solo obbiettivo, il loro portafoglio.

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