A proposito dell'autore

E' Founder & Executive di AreaNetworking.it, uno dei maggiori punti di riferimento online del settore ICT ed il più grande Cisco Users Group ufficiale in Italia. E' fondatore e presidente di Tesla Club Italy, club ufficiale italiano per appassionati e possessori Tesla. E' stato l'ideatore & Event Director del festival ICT e Business Development Manager in Smau. Owner di CiscoForums.it. Amministratore di Lagni Group Srls.

Eleonora Nervi Dall’Australia, dell’intervista precedente, andiamo a Cambridge. Nel Regno Unito ci eravamo già stati con l’intervista di Nicola Arnoldi, IP Network Development Engineer a Londra.

Per leggere le altre interviste fatte, potete consultare questa Google Map.

ANW: In che città vivi e lavori attualmente?
EN: Cambridge, Regno Unito.

ANW: In quale azienda lavori e con che ruolo? Di cosa ti occupi?
EN: Lavoro per HP, divisione software, nel settore vendite e sono responsabile commerciale Italia verso il mercato italiano. Effettuo giornalmente telefonate verso l’Italia per cercare nuove opportunità commerciali. Una volta individuato l’interesse a voler approfondire i nostri prodotti, prenoto degli appuntamenti con i commerciali in Italia in modo che possano andare direttamente in azienda e conoscere personalmente i clienti e spiegare in modo dettagliato le soluzioni software che vendiamo.

ANW: Da quanto sei all’estero?
EN: Vivo all’estero da due anni e mezzo, ho sempre vissuto nella stessa città.

ANW: Avevi già avuto esperienze di vita all’estero?
EN: Avevo avuto esperienze di Erasmus in Germania e un tirocinio a Parigi per l’UNESCO.

ANW: Cosa ti ha spinto a migrare?
EN: In Italia ho avuto un bagaglio di esperienze generalmente positive che mi hanno fatto crescere ed incominciare ad avvicinarmi al mondo del lavoro appena laureata. La ragione principale che mi ha spinto a migrare è stata quella per i contratti di assunzione, spesso a progetto, con termini e condizioni non favorevoli, che creavano ancora più precarietà alla mia situazione e non mi permettevano di sentirmi realizzata e di pensare ad un futuro professionale nella stessa realtà.
Partire è stata una sfida che ho voluto affrontare per dimostrare a me stessa che in realtà ero in grado di vivere e lavorare all’estero e in effetti è stato così, il mio primo lavoro è stato con HP e a tempo indeterminato. Questo ha contribuito molto positivamente alla mia autostima e a non farmi pentire di essere migrata all’estero.

ANW: Hai subito uno sconvolgimento delle tue abitudini?
EN: Adattarsi ad un altro paese non è mai facile, ma non ho avuto molti sconvolgimenti.

ANW: Dal punto di vista culturale e sociale, quali cambiamenti hai constatato?
EN: Dal punto di vista culturale ho notato che sono molto più accorti a valorizzare i servizi per le biblioteche, servizi per studenti, i musei con entrata gratuita, ovviamente perché lo Stato sovvenziona molto di più la cultura.
Sono inoltre sicuramente attenti ai servizi sociali, per disabili e all’ambiente.
Dal punto di vista sociale, gli inglesi sono rinomati per non essere molto socievoli e di mentalità aperta tra di loro e con gli stranieri. Ci sono delle eccezioni ma in generale non amo questo popolo con la necessità di consumare alcool per divertirsi e per socializzare, non è il mio tipo di divertimento.

ANW: Quanto difficoltoso è stato il tuo ambientamento?
EN: Sicuramente è stato molto difficoltoso all’inizio, quando le situazioni per conoscere qualcuno sono poche, poi con il tempo ho capito che per ambientarmi dovevo creare le occasioni per essere coinvolta nella vita sociale.
Sebbene il mio livello di conoscenza dell’inglese fosse già buono non è tuttora facile conoscere inglesi, con cui poter essere amica. I miei amici sono tutti comunque stranieri, venuti in Inghilterra spinti dalle stesse motivazioni.

ANW: Quale considerazione c’è degli italiani e in generale dell’Italia nel paese in cui ti trovi?
EN: La mia impressione è che gli italiani siano considerati in modo superficiale un popolo di giullari. Ci sono molto spesso delle allegorie sul fatto che conviviamo con politici ciarlatani, con la mafia (di cui molti non hanno idea di cosa sia esattamente) con un degrado delle bellezze artistiche e che l’unica nostra fortuna è di avere buon cibo e i grandi marchi della moda.
Parlando più approfonditamente con dei colleghi ho scoperto che a parte questi stereotipi in realtà non conoscono molto il nostro paese, conoscono meglio la Spagna e la Grecia, perché la maggior parte di loro trascorre le vacanze in quei paesi.

ANW: Visto il periodo: quanto si è sentita la crisi economica nel tuo paese? Quali cambiamenti ha apportato?
EN: In Inghilterra, complici i tagli alla spesa pubblica voluti dal governo, il tasso di disoccupazione giovanile ha superato il 20%. Se si considera che il tasso complessivo di disoccupazione inglese non arriva all’8%, anche in questo paese sono i giovani ad essere penalizzati.

ANW: Dal punto di vista professionale, quali differenze hai potuto notare rispetto all’Italia?
EN: Le aziende inglesi sono molto meritocratiche, non hanno bisogno di testare le tue capacità, ti credono sulla base delle esperienze lavorative che sei in grado di mostrare come referenze e ti danno molta fiducia inizialmente.
Altro motivo per cui offrono immediatamente un contratto a tempo indeterminato nella maggior parte delle offerte.
Ovviamente se sono delusi delle aspettative, non ci pensano due volte a licenziare, ma almeno premiano il merito.

ANW: Come descriveresti il processo di selezione ed assunzione nel paese in cui ti trovi?
EN: Le grandi aziende si affidano solo ad agenzie di reclutamento, altamente professionali, per la selezione dei potenziali candidati.
Il processo di selezione è lineare e avviene per fasi, solitamente un colloquio iniziale con l’agenzia, poi ce ne può essere anche uno di persona, oppure organizzano direttamente presso l’azienda del cliente. Si è supportati sempre dall’agenzia che nel mio caso mi ha fornito tutto il materiale affinché io potessi prepararmi al meglio per il colloquio.

ANW: Sei laureata?
EN: Si, laurea in lingue per la comunicazione internazionale.

ANW: In Italia si parla spesso di cervelli in fuga. E’ presente anche all’estero questo fenomeno? In quali proporzioni?
EN: Penso che di cervelli in fuga ce ne siano anche in Inghilterra che partono per l’Australia o gli Stati Uniti d’America, gli inglesi sono più portati a viaggiare per accrescersi a livello personale e sono meno radicati nella loro nazione.
Sono motivi diversi e secondo me da noi c’è più necessità di emigrare vista la situazione economica/lavorativa, per cui per motivi legati alla disoccupazione.

ANW: A livello quantitativo, com’è la richiesta di lavoro rispetto all’Italia? Cosa si ricerca maggiormente?
EN: Si ricercano molto figure nell’ IT, con specializzazioni diverse.

ANW: Da quanto hai potuto vedere, qual è la forma di rapporto lavorativo più diffuso?
(Dipendente, freelance, contratti a tempo determinato, etc).

EN: Dipendente con contratto a tempo indeterminato e determinato.

ANW: Come rapporti la retribuzione rispetto a quella italiana? Quali differenze ci sono? E’ effettivamente più alta?
EN: La retribuzione è sicuramente più alta per chi lavora come sviluppatore IT o in altri contesti tecnici. Per quanto riguarda le vendite, è sicuramente più alta rispetto a quella italiana ma non esageratamente.

ANW: Qual è il tenore di vita? Cambia effettivamente il costo della vita e di quanto?
EN: Il tenore di vita è più caro, specialmente in cittadine come Cambridge, localizzata in una posizione molto vicino a Londra e che gode di una forte attrattiva turistica ed è polo tecnologico, scientifico e commerciale con la presenza di aziende multinazionali.

ANW: Come funziona la tassazione? Com’è la pressione fiscale?
EN: La pressione fiscale è più alta di quella italiana, ma c’è un ritorno in termini di servizi funzionali.

ANW: Cosa non ti manca dell’Italia?
EN: La regressione economica, politica e culturale.

ANW: Cosa, invece, ti manca dell’Italia?
EN: Famiglia, amici, affetti in generale, buon cibo, condizioni climatiche più favorevoli e la socievolezza.

ANW: E’ una scelta permanente o ritieni che un giorno tornerai nel bel paese?
EN: Spero non sia qui il mio futuro, l’ho presa come un’opportunità di crescita ma non mi vedo qui per il resto della mia vita, sono pur sempre un’immigrata e non è il mio paese.
Mi auguro di poter tornare in Italia, sebbene con tutte le difficoltà del caso, perché è comunque il paese che amo.

ANW: Cosa ti senti di dire a chi vorrebbe compiere la tua stessa scelta? Quali caratteristiche sono necessarie al fine di affrontare al meglio questo cambiamento?
EN: Secondo me chi decide di partire deve essere convinto della scelta che ha fatto. Questo può determinare favorevolmente il suo percorso nel paese straniero e permettergli di affrontare con positività anche dei momenti di sconforto iniziali, dovuti alla ricerca del lavoro.
Suggerisco di fare immediatamente un corso di lingua che agevola a trovare un lavoro migliore, perché la scarsa conoscenza comporta lavori non qualificati.
E poi sicuramente l’essere ottimisti aiuta a vedere nell’esperienza all’estero un motivo di accrescimento culturale e professionale, ottimo dettaglio per valorizzare il curriculum.

ANW: Grazie Eleonora.
EN: Grazie a voi!

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