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Con l’intervista di oggi facciamo un altro salto in Danimarca, proprio come abbiamo già fatto con il nostro amico Andrea Pezzotti in questa intervista. Il protagonista di oggi è Paolo Burelli.

Passiamo alle domande ed alle sue risposte:

ANW: In che città vivi e lavori attualmente?
PB: Copenaghen.

ANW: In quale azienda lavori e con che ruolo? Di cosa ti occupi?
PB: Al momento sto finendo il mio dottorato all’IT University Of Copenaghen in cui mi occupo di cinematografia virtuale e intelligenza artificiale nei videogiochi.
Da settembre, lavorerò come ricercatore nel dipertimento di Medialogy della Aalbrog University Copenaghen.

ANW: Da quanto sei all’estero?
PB: Circa 3 anni e mezzo.

ANW: Avevi già avuto esperienze di vita all’estero?
PB: Sì, ho vissuto 6 mesi in Svezia a Lund durante il mio periodo Erasmus.

ANW: Cosa ti ha spinto a migrare?
PB: Ci sono diversi motivi: un po’ ho inseguito il mio sogno di lavorare nel mondo dei videogiochi dal lato della ricerca e dello sviluppo e poi ci sono tutti i classici motivi della migrazioni come gli stipendi più alti (molto più alti), le condizioni di vita più favorevoli e le maggiori prospettive di crescita, se poi ci unisci il wellfare Scandinavo…

ANW: Hai subito uno sconvolgimento delle tue abitudini?
PB: Non direi in modo particolare, credo la differenza più grande stia nel fatto che adesso vivo in una grossa città, mentre prima ho sempre vissuto in “provincia”.
Certo, i cambiamenti ci sono, ad esempio ora mi muovo sempre in bicicletta, mentre prima non ne avevo nemmeno una, ma non li definirei “sconvolgenti”, in fondo vivo comunque in Europa.

ANW: Dal punto di vista culturale e sociale, quali cambiamenti hai constatato?
PB: Le differenze culturali e sociali ci sono, ma ci si fa l’abitudine abbastanza presto. Diciamo che qui c’è una maggiore fiducia e relax e un minor senso di competizione!
Un’altra differenza molto marcata è la mancanza di gerarchia: ci si rivolge a tutti dandogli del tu e usando il loro nome (apparte la regina credo, ma non ci ho mai parlato).

ANW: Quanto difficoltoso è stato il tuo ambientamento?
PB: Non ho trovato particolari difficoltà, soprattutto all’inizio anche grazie al fatto che tutti parlano l’inglese.
Questo forse è l’unico limite alla mia “integrazione”, è difficile trovare motivazioni pratiche per imparare il danese, infatti, ho iniziato il corso per immigrati solo dopo 3 anni.

ANW: Quale considerazione c’è degli italiani e in generale dell’Italia nel paese in cui ti trovi?
PB: La considerazione dell’Italia è a 2 facce direi, ma si può sintetizzare con una frase tipica dei danesi quando scoprono che sei italiano “Oh, Italia, ci sono stato: è bellissima”, poi però ti iniziano (a ragione) a prendere in giro per Berlusconi e i suoi amici. :-)
Diciamo che la considerano quasi più in villaggio vacanze che una nazione! :-)
Al contrario direi che non ci sono particoli pregudizi o problemi con gli italiani, non esiste gente che arriva e ti dice “Italiano, Mussolini, Mafia, Pizza” e idiozie del genere!
Credo che l’alto grado di integrazione sia anche una conseguenze del tipo di flusso immigratorio di cui faccio parte che è per lo più europeo e altamente qualificato.

ANW: Visto il periodo: quanto si è sentita la crisi economica nel tuo paese? Quali cambiamenti ha apportato?
PB: Io lavoro nell’ambito accademico quindi sono un po’ tutelato da questo tipo di problemi. Inoltre mi sembra che l’IT in generale qui non abbia avuto grossi problemi, da quello che sento dai miei colleghi e conoscenti.

ANW: Dal punto di vista professionale, quali differenze hai potuto notare rispetto all’Italia?
PB: Questo è forse il punto di distacco principale tra i 2 paesi. O almeno tra Copenaghen e il Triveneto che è l’ambiente che conosco e rispetto al quale posso fare confronti.
In Italia (a Udine) hai l’impressione che chi ti da una lavoro ti fa un piacere. Soprattutto se lavori nel IT, le tue competenze o titoli sono irrilevanti, i contratti sono pietosi e gli stipendi sono bassi. Cosa che dal mio punto di vista è assurdo, soprattutto considerato che stiamo parlando di IT; i laureati in informatica e affini sono contesi tra le aziende in ogni parte del mondo, in posti come a Londra o in California, ma anche a Copenaghen o a Monaco, se sei programmare ti vengono a rapire a casa.

ANW: Come descriveresti il processo di selezione ed assunzione nel paese in cui ti trovi?
PB: Per il primo lavoro, la cosa è stata molte semplice: mandato il cv e una proposta di progetto, fatto il colloquio, assunto!
Per il lavoro che inizierò a Settembre, considerato anche che avrò un ruolo di maggiore responsabilità, la rete di collaborazioni che ho costruito in questi anni hanno avuto un certo peso nella mia selezione, ma credo che la cosa valga per qualunque lavoro, in fondo questo è il motivo per cui esiste LinkedIn.

ANW: Sei laureato?
PB: Sì.

ANW: In Italia si parla spesso di cervelli in fuga. E’ presente anche all’estero questo fenomeno? In quali proporzioni?
PB: Per quello che posso vedere io, direi di no. Certo anche i danesi emigrano, ma è mi sembra più per curiosità che per necessità.

ANW: A livello quantitativo, com’è la richiesta di lavoro rispetto all’Italia? Cosa si ricerca
maggiormente?

PB: Certo la richiesta è un po’ calata ma la mia impressione è che rimanga molto più alta di quella in Italia.
Sempre da quello che sento in giro, si richiedono molto programmatori di c#, Java, C++.

ANW: Da quanto hai potuto vedere, qual è la forma di rapporto lavorativo più diffuso?
(Dipendente, freelance, contratti a tempo determinato, etc).

PB: Da quello che ho visto la maggior parte delle velte le assunzioni sono a dempo determinato all’inizio e poi indeterminato.

ANW: Come rapporti la retribuzione rispetto a quella italiana? Quali differenze ci sono? E’
effettivamente più alta?

PB: Lo stipendio base per un neo laureato è in media attorno at 2000/2500 euro al mese, fate voi…

ANW: Qual è il tenore di vita? Cambia effettivamente il costo della vita e di quanto?
PB: Il costo della vita è più alto, ma non in maniera drammatica. Diciamo che gli affitti hano un casto paragonabile e Milano e Roma, mentre il cibo e i vestiti sono mediamente circa 20% più cari.

ANW: Come funziona la tassazione? Com’è la pressione fiscale?
PB: La tassazione sul lavoro dipendente è proporzionale al reddito come in Italia, credo che il primo scaglione, quello considerato di povertà, abbia una tassazione al 8% mentre tutti gli altri partono dal 36% circa ad una massimo di 60%.
A questo vanno aggiunti chiaramente tutte le altre imposte come IVA, acqua, gas, luce etc…

ANW: Cosa non ti manca dell’Italia?
PB: Sarebbe un elenco troppo lungo, ma in sintesi direi che non mi mancano la mancanza di onestà e rispetto.

ANW: Cosa, invece, ti manca dell’Italia?
PB: Famiglia, amici e le Alpi. :-)

ANW: E’ una scelta permanente o ritieni che un giorno tornerai nel bel paese?
PB: Per ora ho un orizzonte di 2 anni, poi non so che farò.
Se io o mia moglie avessimo un’offerta di lavoro più vicino a casa, la prenderemmo certo in considerazione, ma questo non vuol dire che debba essere per forza in Italia.
Mi piace dire che sono nato in una terra di confine, quindi non mi dispiacerebbe vivere un Slovenia, Austria o Germania.

ANW: Cosa ti senti di dire a chi vorrebbe compiere la tua stessa scelta? Quali caratteristiche sono necessarie al fine di affrontare al meglio questo cambiamento?
PB: La mia esperienza è positiva al 100% quindi sarei di parte :-) ma posso dire che non è per niente difficile.
Non ci vogliono abilità particolari (a parte un po’ di inglese), tutti possono “andare via da casa” e nel 2012 non c’è molta differenza tra andare a Milano o Parigi in termini trasporti e comunicazione e nemmeno di persone. Internet e i voli low cost hanno semplificato molto la vita del migrante.

ANW: Grazie Paolo
PB:Grazie anche a voi!

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