A proposito dell'autore

E’ Founder & Executive di AreaNetworking.it, uno dei maggiori punti di riferimento online del settore ICT ed il più grande Cisco Users Group ufficiale in Italia. E’ fondatore e presidente di Tesla Club Italy, club ufficiale italiano per appassionati e possessori Tesla. E’ stato l’ideatore & Event Director del festival ICT e Business Development Manager in Smau. Owner di CiscoForums.it. Amministratore di Lagni Group Srls.

Facciamo seguito al sondaggio sul Telelavoro da noi lanciato alcuni mesi fa. In quell’occasione circa 250 persone hanno risposto alla domanda “Sei più produttivo quando lavori da casa?“. Ben il 75% dei votanti afferma che almeno la maggior parte delle volte lavorare da casa sia più produttivo.

Il telelavoro è una tematica da sempre dibattuta ma mai come negli ultimi anni se ne parla sempre più. L’evoluzione tecnologica ha sconvolto, positivamente, le abitudini di tutti. Alcuni anni fa si diceva “Internet annulla le distanze”. Oggi, questo concetto, inizia finalmente ad essere applicato anche negli ambienti lavorativi.

Da dove nasce il Telelavoro?

Ricercando i primi concreti cenni di Telelavoro si fa un salto indietro di ben trent’anni. Lo sviluppo di Internet, l’innovazione tecnologica e la nascita di nuovi ruoli professionali sono state le fondamenta che hanno permesso di iniziare a concepire un nuovo modo di lavorare. 
Le prime aree d’applicazione sono state tutte quelle professioni maggiormente coinvolte nell’uso del telefono: rappresentanti, agenti di vendita, teleseller.

E’ interessante come negli anni si sia cercato di dare molte definizioni di telelavoro, forse troppe in relazione a questo concetto tutto sommato semplice. “Tele” è un prefisso d’origine greca che significa “a distanza”, espressione che contestualizzata ai giorni nostri può significare soltanto una cosa: “lavorare con il supporto totale o parziale di strumenti tecnologici e di comunicazione“. Questo, infatti, è il minimo comune denominatore tra tutte le considerazioni e definizioni rilasciate da professionisti come sociologi, esperti di comunicazione, tecnologi ed addirittura futurologi.

Chissà se negli anni ottanta questi professionisti avessero immaginato che da allora ad oggi le cose non sarebbero cambiate poi così tanto. D’altra parte, la storia economica e sociale ci insegna che spesso i tempi di maturazione di questi passaggi sono piuttosto lunghi.

Oggi, però, sembra ci siano molte carte in regola. Siamo all’interno di un enorme e potente vortice in cui concetti quali home office, web & business collaboration, video&call conferencing, completati da una serie di altri n inglesismi, sono sulla bocca di molti.

La tecnologia in questi fronti ha avuto un’evoluzione esponenziale negli ultimi cinque anni. La nostra vita è decisamente cambiata ed oggi abbiamo a disposizione moltissimi strumenti, per qualsiasi esigenza, in grado di rendere la mobilità una condizione di cui, spesso, ci si può dimenticare.

Inoltre, il mondo del lavoro oggi possiede moltissime figure professionali che non necessitano più di un esclusivo luogo fisico in cui poter svolgere la propria mansione. L’ufficio è diventato un optional, per molti preferibilmente da evitare.

Quali sono quindi gli aspetti che ancora oggi costituiscono un ostacolo al telelavoro? Ce ne sono alcuni, ma soltanto due sembrano essere un problema per la sua attuazione e diffusione.

La Tecnologia

Come accennato inizialmente, già negli anni ottanta si iniziò a pensare ad un nuovo concetto di lavoro.

In realtà poi ci si rese progressivamente conto che tutte quelle idee entusiasmanti potevano essere difficilmente applicate da lì a poco. Se non altro, però, questo allargò le visioni di pensiero abituando l’uomo poco a poco a sognare che un giorno la tecnologia potesse avere un ruolo decisivo in questo.

La problematica tecnologica di base è infrastrutturale. Le autostrade delle telecomunicazioni non sono sviluppate omogeneamente e questo comporta pesanti limitazioni nello sviluppo economico ed innovativo del nostro paese.

Infatti, la Banda larga è il primo requisito per attuare politiche di Telelavoro. Quest’ultimo avviene infatti quando il lavoratore è messo nelle condizioni, grazie alla tecnologia, di svolgere normalmente le proprie mansioni allo stesso modo di quando si trova in ufficio. Per fare ciò, si vede necessario dotarsi di una connettività Internet da impiegare per lo scambio dati, voce, audio e video tra l’home office del lavoratore (o qualsiasi altra location) e la sede dell’azienda.

Purtroppo si soffre ancora di una Rete nazionale precaria che spesso ma non volentieri è incapace di soddisfare adeguatamente le aziende, ma anche i residenziali, con collegamenti ad Internet definibili in “Larga banda”. Tutto ciò si ripercuote negativamente in tutti i casi in cui il telelavoro potrebbe essere una realtà ma viene reso difficile da queste sofferenze tecnologiche.

Una secondo aspetto riguarda il know-how e la coscienza che ogni azienda potrebbe e dovrebbe avere ma di cui invece ancora non dispone. Non si conoscono gli strumenti disponibili nel mercato, non si conosce come l’innovazione possa avere un ruolo fondamentale nell’adozione del Telelavoro, non si è consci di come un viaggio od una riunione live, possano essere sostituiti grazie ad un sistema di Videoconferenza. C’è poca coscienza manageriale in questo e la causa potrebbe risiedere negli stessi player di mercato che poco stanno spingendo verso questa direzione.

Per fortuna questo aspetto sta cambiando, in quanto per effetto della crescita di richiesta (se pur molto flebile ma costante), il mercato sta creando soluzioni che sempre con più qualità e soddisfazione di prodotto rispondono alle esigenze.

Il vero mattone: un problema culturale

L’ostacolo più grande, però, è indubbiamente una questione di cultura. Muovere i primi passi verso un qualcosa a cui non si è per niente abituati, si sa, è particolarmente difficile. E’ una caratteristica appartenente a qualsiasi grosso cambiamento, Telelavoro incluso.

Fare cultura e cercare di adottare nuovi modi di pensare e di agire è particolarmente difficile. In questo modo ci si va a scontrare ovviamente con il management delle aziende, mettendo in discussione un valore che, tanto più nel mondo del lavoro, risulta essere delicato: la fiducia.

Lo scetticismo da parte delle aziende e degli imprenditori sulla reale fattibilità del Telelavoro è a dir poco enorme. Soffriamo di lentezza organizzativa, di pochissima dinamicità, di schemi mentali che ostacolano la libera visione e, in generale, abbiamo paura “del nuovo”.

Ciò che più preoccupa il top management delle imprese è la potenziale e totale perdita di controllo che il Telelavoro potrebbe causare. Questo perchè la vecchia mentalità industriale, che ancora portiamo con noi, non concepisce la professione senza la presenza fisica sul classico “posto di lavoro” e questo proprio per un solo motivo: l’impossibilità di controllare.

E’ d’altra parte comprensibile questa diffidenza. Viviamo in un mondo in cui l’onestà ed il senso di responsabilità sono sempre meno presenti. Le preoccupazioni, quindi, non sono poi così ingiustificate. Come verificare l’avanzare del lavoro e gli adempimenti alle proprie mansioni di un lavoratore non presente in azienda?

Una diversa filosofia. Abbandoniamo il tot al kg.

La risposta alla domanda di cui sopra è molto semplice ed il titolo di questo paragrafo la introduce. Il lavoro dev’essere visto in tutt’altra filosofia. Non ha più senso, e forse non ce l’ha mai avuto in realtà, valutare la produttività sulla quantità di tempo lavorata, parametro del tutto impreciso per valutare la rendita una persona. Al contrario, è bene soffermarsi sulla qualità perchè è l’unico criterio direttamente incidente sul lavoro svolto.

Ecco quindi che se l’aspetto professionale di un dipendente non viene più monitorato in base al tempo bensì ad obiettivi da rispettare e raggiungere, opportunamente definiti, tutte le preoccupazioni ed i timori vengono meno.

E’ sottointeso come il Telelavoro non possa essere applicabile per tutti i ruoli e settori. Chiara anche è l’impossibilità che questa modalità possa essere considerata totale, ovvero “da tutti i giorni”. Il contatto umano, il confronto diretto, determinati incontri e scambi relazionali non potranno mai essere sostituiti dalla tecnologia. Anche questo dev’essere un punto fermo.

Una diversa filosofia ed approccio permetterebbe di vivere la vita lavorativa molto più serenamente e proficuamente, migliorando la qualità della vita.

Quali sono i vantaggi? Il Telelavoro come strumento di risparmio economico e di maggiore produttività

I punti a favore del Telelavoro sono parecchi e lo stimolo nel chiedersi la motivazione di questa dura partenza non manca.

Benefici per il lavoratore

Maggiore salute
Spesso si tende a non fare caso a questo aspetto ma va ricordato che la nostra salute è influenzata da tantissimi fattori, molti dei quali – erroneamente – non sono considerati importanti. Telelavorare significa evitare, in media, ogni giorno (o quasi) da una a tre ore di traffico, risparmiando molto stress con diretti riscontri positivi sul nostro stato d’animo e di salute. Inoltre, uno studio di alcuni anni fa porta a galla come durante il tragitto respiriamo ben il 20% di polveri sottili inalate nell’arco dell’intera giornata. E ancora: non effettuare spostamenti significa anche diminuire sensibilmente rischi quali incidenti stradali ed altri imprevisti negativi.

Maggiore soddisfazione
Permettere al lavoratore di autogestirsi significa aumentare il suo senso di responsabilità e fargli apprezzare di più il proprio lavoro, grazie anche alle meno pressioni ed all’autonomia organizzativa. Assieme a questo, la possibilità di conciliare la vita lavorativa con le esigenze familiari implica maggiore benessere ed ottimizzazione dei tempi.

Possibilità di lavorare
Il telelavoro, inoltre, offre opportunità di lavoro, altrimenti non disponibili, alle persone residenti in aree con poca offerta occupazionale ed a coloro che sono costretti a lavorare da casa, come i neo-genitori, gli anziani ed i disabili. Non è affatto una cosa da poco, soprattutto se si considera l’alto tasso di disoccupazione presente in certe città.

Risparmio economico
Eliminare il tragitto casa-lavoro lavoro-casa significa ridurre sensibilmente i costi di spostamento, costituiti dal carburante, costi autostradali, biglietti di treni ed aerei, danni economici dovuti ad eventuali sinistri stradali e lo stesso risparmio di tempo che per molti si tramuta in denaro.

Maggiore produttività
Il poter gestire autonomamente il proprio tempo, le attività da svolgere e gli obiettivi da raggiungere, permette al lavoratore di ottimizzare la propria organizzazione, risparmiando tempo e sfruttando meglio le proprie risorse fisiche e/o intellettuali. Oltre a questo, lavorare in un luogo potenzialmente più tranquillo e quindi meno soggetto a distrazioni ha un riscontro diretto sulla qualità del lavoro.
La maggiore produttività è una conseguenza dovuta anche alla pluralità di tutti gli altri vantaggi sopra esposti. Chi vive meglio lavora meglio e questo è un concetto che le aziende dovrebbero apprendere. Non a caso, molti studi dimostrano come la produttività di un telelavoratore aumenti dal 5 al 45% rispetto a un lavoratore “classico”.

Benefici per l’azienda

Maggiore produttività
Può sembrare banale ma questo punto è lo specchio del medesimo vantaggio per il lavoratore. Se è vero che un’azienda è fatta di persone, il fatto che queste siano maggiormente produttive fa sì che l’azienda ne goda a pieno.

Risparmio economico
In una realtà imprenditoriale in cui i costi di spostamento dei lavoratori sono sostenuti dall’azienda, telelavoro significa riduzione di spese fisse, ben gradita da tutte le imprese, in particolar modo negli ultimi anni.
 E’ inoltre possibile risparmiare sui costi relativi all’affitto di uffici, sulle loro spese di manutenzione e relative tasse di possesso.

Continuità di figure professionali
Il telelavoro, conciliandosi a pieno con la vita familiare e privata del lavoratore, permette di avere un rapporto professionale maggiore con l’azienda, anche nel caso il lavoratore debba trasferirsi geograficamente. Questo vale anche per gli impiegati che per varie cause devono abbandonare temporaneamente la mansione, si veda ad esempio permessi di maternità piuttosto che malattie. In tal caso potrebbero continuare a lavorare a part-time, evitando di essere sostituiti da altre persone. Quest’ultime necessiterebbero di nuova formazione, da parte dell’azienda, sui flussi organizzativi e procedurali a loro sconosciuti, con relativi costi e perdite di tempo.

Benefici fiscali
In vari paesi nel mondo il Telelavoro viene anche incentivato dai Governi con agevolazioni fiscali. Questo principalmente perchè il telelavoro viene convenzionalmente ritenuto utile per l’economia ma anche per l’ambiente. Questo potrebbe essere un fattore sensibilmente incentivante, visto che secondo la ricerca di Manageritalia ben l’82,5% degli intervistati ritiene che si debbano introdurre sgravi fiscali sul costo del telelavoro.

Miglioramento dei servizi ai clienti
Un telelavoratore di propria volontà è solitamente disposto a scordarsi quasi totalmente degli orari in cui svolgere la propria mansione. Nei ruoli quindi a diretto contatto con la clientela, l’azienda riesce a soddisfare le richieste per un maggiore arco temporale.

Benefici per l’ambiente

Meno inquinamento
L’inquinamento atmosferico dovuto alle polveri sottili e l’aumentare delle emissioni di CO2 sono, si sa, molto dannose per l’ambiente e per noi stessi. In questi casi si parla anche di tumori e problemi cardiovascolari, di certo conseguenze non ignobili. 
Utilizzare la macchina il meno possibile non deve essere un’ansia ma una possibilità consapevole per ridurre l’inquinamento ed in questo il telelavoro contribuisce massicciamente. 
Proprio per questo motivo, come accennato in precedenza, in alcune nazioni ci sono politiche incentivanti.

Minore traffico
E’ oggettivo come ci siano decisamente troppi veicoli per le strade. Il traffico ne è la prima pesante conseguenza. Se il telelavoro arrivasse ad una buona adozione, ci sarebbero vantaggi positivi globali sulla congestione delle strade. In sostanza, arriveremmo tutti alle nostre mete in molto meno tempo e con più tranquillità. Il tutto, anche in questo caso, significherebbe maggiore produttività e benessere.

Il Telelavoro in Italia e nel resto del mondo
Come accade per altre tematiche, anche nel Telelavoro l’Italia non gode di una posizione positiva, anzi. Le statistiche condotte con costanza ci dicono che il nostro paese è tra gli ultimi posti europei come adozione di politiche simili.

Le normative

Non va dimenticato però di certo anche l’aspetto burocratico, uno dei fattori più influenti. Il telelavoro, visto la sua natura, dev’essere regolato da leggi ed in questo il quadro normativo italiano non è ancora completamente chiaro.

Intorno alla seconda metà degli anni novanta all’interno di alcune aziende nascono i primi accordi che cercano di regolamentare le attività di telelavoro. Solo in seguito quest’ultimo è oggetto di discussione di Sindacati e di Associazioni di Categoria. Per tal motivo, si può affermare che l’iter culturale-burocratico forse non ha seguito un percorso standard in quanto se ne è iniziato a parlare prima nelle aziende per poi, solo in un secondo momento, essere preso in considerazione dalle rispettive istituzioni.

Alla fine degli anni novanta ci sono tra le prime proposte di legge per delineare i diritti ed i doveri dei telelavoratori, periodo nel quale il telelavoro viene introdotto nella pubblica amministrazione.

Un passo importante avviene quando, in seguito all’accordo quadro europeo sul telelavoro del 16/07/2002, in Italia i rappresentanti dei datori di lavoro, i sindacati, Confindustria ed altre associazioni considerano l’accordo interconfederale del 09/06/2004 con il quale si delineano alcuni punti importanti per le aziende private. Alcuni esempi: l’obbligo del datore di lavoro di farsi carico dei costi relativi agli strumenti tecnologici necessari per lo svolgimento del telelavoro, oltre che garantire e tutelare la salute e la sicurezza del lavoratore adottando le relative norme.

Qualcosa si muove

Da allora sono passati un po’ di anni e, a quanto pare, il Telelavoro deve ancora essere regolamentato a pieno. Sta di fatto, perchè pur sempre sui numeri ci si basa, che nel nostro Paese nel 2007 si contavano circa 700.000 telelavoratori mentre nel 2008 circa 100.000 in più. Ad oggi il tasso di crescita si mantiene indicativamente il medesimo, se non per un leggero aumento. In generale, comunque, possiamo affermare che la diffusione riguarda circa il 5% rispetto al totale di occupati, una percentuale molto bassa.

Riprendendo però la parte iniziale di questo contenuto, fortunatamente anche in Italia le cose stanno cambiando, se pur lentamente. Sempre più aziende sono disposte a sperimentare questo nuovo modo di operare. Un aspetto positivo è il coinvolgimento di realtà ben diverse tra di loro: dalle PMI ai grandi colossi. Poste Italiane, ad esempio, che ha avviato questo esperimento all’interno del Contact Center, contando di raggiungere 500 dipendenti in telelavoro in due anni, ha dichiarato: “Abbiamo avuto un aumento di produttività media dei nostri telelavoratori del 30% ed un calo di assenteismo del 25%” (Ruggero Parrotto, responsabile della formazione, comunicazione interna dell’azienda).

Microsoft Italia, invece, proprio nello scorso mese di Luglio si è trasferita nella nuova sede di Peschiera Borromeo dove, oltre all’innovazione tecnologica ed alla sostenibilità ambientale, sarà protagonista anche la flessibilità lavorativa. I dipendenti potranno lavorare anche da casa, ottenendo così tutti i benefici del caso.

Ma non solo grandi aziende. Proprio a causa dell’attuale periodo di mercato, sono proprio le PMI che hanno la maggiore necessità di ridurre i costi ed il Telelavoro è una promettente soluzione.

In ogni caso, comunque, le imprese sembrano sentire la mancanza di informazioni ed indicazioni chiare per conoscere come regolamentare il tutto. La politica in questo qualche piccolo passo lo sta compiendo. Uno dei più recenti esempi è la proposta del Ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, fatta alle parti sociali a Febbraio/Marzo 2011, con contenuti come telelavoro, conciliazione tra famiglia e lavoro e relative detassazioni. Quanto si spera è che la proposta di Sacconi possa poi avere un’evoluzione legislativa, soprattutto in tempi brevi.

Nel resto del mondo cosa sta accadendo? Sono molti gli esempi citabili ma solo alcuni sono sufficienti per trasmettere quel senso di attivismo e di cambiamento che il mondo sta vedendo.

A sostenimento anche di alcuni vantaggi illustrati in precedenza, una ricerca CompTIA svolto negli Stati Uniti su circa 200 professionisti, ha evidenziato effettivi vantaggi nell’uso del telelavoro. Il 49% è divenuto meno propenso nel cambiare lavoro e più fidelizzato all’azienda ed il 25% ritiene molto importante e tangibile la riduzione dello stress.

Restando negli USA, il Presidente Obama ha approvato un programma di telelavoro per i dipendenti e collaboratori delle istituzioni federali, non solo per motivi di costi ma anche per questioni di ecosostenibilità e aumento della qualità della vita. In Canada invece uno studio condotto su alcune migliaia di impiegati ha ottenuto un ottimo 30% come percentuale di telelavoratori, un dato ben più alto del 5% italiano.

Nonostante tutto, siamo positivi. Un recente sondaggio online di Duepuntozero per Manageritalia dimostra come l’88% dei lavoratori italiani vorrebbe telelavorare e di come il 40% di questi siano anche disposti ad una riduzione di stipendio pur di farlo, disponibilità che in piena crisi economica ha un significato ancora più degno di nota.

Sembra quindi che i tempi siano oramai maturi. Forza! Ognuno di noi, quindi, faccia il suo piccolo per cambiare il modo di lavorare e la qualità di vita.

  • Andrea

    Bell’articolo, ben argomentato… tutto vero riguardo i vantaggi umani, professionali, aziendali del telelavoro. E non parliamo poi di quelli ecologici.
    Peccato siano proprio le aziende ICT – e in modo particolarmente incarognito le Telco e chi si occupa di networking, sicurezza e telecomunicazioni – a osteggiare fortemente il telelavoro in Italia. E’ paradossale, perché sarebbero i primi a disporre degli strumenti tecnologici. Purtroppo c’è una mentalità è retrograda in piccole come in grandi aziende. Parola d’ordine: controllo. Una vera e propria mania (nel senso patologico del termine, con manager che organizzano il lavoro “tu controli tizio, tizio controlla caio, caio controlla sempronio, sempronio controlla te”). Rapportini orari, controllo minuzioso dei minuti… altro che merito, rendimento e produttività :(((
    Non parliamo poi di cooperative, interinali e società di consulenza… proporsi per il telelavoro significa non essere presi in considerazione (nel 100% dei casi) e quindi non trovare lavoro.

  • Ciao Andrea, grazie del commento. I tuoi apprezzamenti fanno piacere.
    Concordo con quanto dici riguardo il controllo. Come non concordare inoltre con tutti gli altri punti.
    Come AreaNetworking prossimamente cercheremo di contrastare anche questo genere di difficoltà. Aggiornamenti prossimamente.

    A presto.

  • EthicSoft è una realtà IT genovese che nasce proprio per affrontare questi problemi e impostare metodi e obiettivi di lavoro etici e produttivi, dove il dipendente è una risorsa in quanto persona, e non il contrario

  • Speriamo allora abbiate molti clienti, soprattutto per l’ultima sua frase. :-)

  • Ringhio

    Ottimo articolo ! Ben fatto e con numeri e dati concreti … Come disse JFK “non fatevi mai scappare dalle mani un’ottima crisi” speriamo quindi che gli italiani, storicamente immobili e motivati dal soldo e dal loro antico individualismo, in questo momento di importanti stravolgimenti approfittino della confusione in cui si trova la “pessima” classe dirigenziale che si ritrovano per poter introdurre il gene del cambiamento in un sistema dalla cultura arcaica e stantia.
    … E Che parta dal basso !

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