Se sei titolare di un’azienda o di uno studio professionale, di questi tempi hai un nemico in più.

Non sto parlando di un’altra attività che ti fa concorrenza o di una nuova imposta che tartassa le finanze aziendali, ma di qualcosa di ben più temibile: il downtime.

Cos’è? Mi chiederai.

Il downtime, in estrema sintesi, è un “fermo dei sistemi IT”. E’ così grave?

Pensa per un secondo a dove si trovano tutti i tuoi dati in questo momento e a quali strumenti ricorri per lavorare ogni giorno.

Ora pensa di non poter accedere più a quei dati, a quegli strumenti e applicazioni per cinque minuti. Non crolla il mondo, vero?

Pensa se però avvenisse per un’ora, due ore, quattro ore, un giorno, due giorni, una settimana. Scommetto che al crescere del periodo di downtime cresce anche la tua ansia.

E’ normale.

Gli avvenimenti che portano al downtime solitamente vengono definiti “disastri”. Per disastro non si intende solo la calamità naturale che imperversa sulla tua città o proprio sul tuo ufficio.

Per disastro si intende qualunque elemento imprevisto in grado di bloccare il tuo IT e quindi di interrompere qualsiasi attività aziendale: basta un guasto elettrico, un errore del software, un collaboratore maldestro o un virus.

Immagino tu sappia dei ransomware, i virus che cifrano e rendono inutilizzabili tutti i dati aziendali e poi ti chiedono un riscatto per sbloccarli. L’Italia è uno dei paesi più colpiti da questa particolare minaccia informatica.

La cosa peggiore?

Durante uno di questi disastri è tutto fermo: fatture, servizi ai clienti, produzione… e tu, oltre a non guadagnare un soldo, devi comunque sostenere tutti i costi legati a dipendenti, ufficio e forniture di vario tipo.

 

Ma quanto ti costa veramente un downtime?

 

Per poter calcolare il costo di un downtime dobbiamo prima parlare di due acronimi molto utili: RPO e RTO.

RPO è l’acronimo di Recovery Point Objective ed è l’intervallo di tempo che passa tra il verificarsi di un disastro e a quando risale l’ultimo salvataggio utilizzabile. Supponiamo che tu faccia un backup a mezzanotte, se il disastro si verifica alle 10 di mattina, il valore dell’RPO in questo caso è il tempo che intercorre tra la mezzanotte e le 10 di mattina.

L’RTO, o Recovery Time Objective, invece, indica il tempo necessario a far ripartire il sistema dopo un incidente. RTO e RPO sono entrambi parametri vitali per misurare quanto costa un disastro. Minori sono questi due valori e minore è il fermo che il business subisce sia in termini di tempo che ci mette a ripartire sia in termini di quanti dati sono stati persi dopo il disastro.

Considerando questi due elementi diventa più semplice capire il danno economico che può causare un downtime.

Se il tuo ultimo backup è troppo vecchio, quindi l’RPO troppo lungo, devi dare per scontato di aver perso tutto quello che è successo tra quel backup e il momento del disastro. La perdita dei dati è un costo notevole: non significa solo che hai pagato i tuoi dipendenti per svolgere un lavoro che è andato in fumo, significa anche dover recuperare i dati che hai perso. E questo non è sempre semplice o possibile.

Magari devi:

  • richiamare i fornitori per farti girare di nuovo le fatture;
  • risalire agli ordini o le comunicazioni effettuate con i tuoi clienti;
  • recuperare le fatture o la documentazione che tu stesso hai emesso;
  • inserire grandi quantità di dati a mano;
  • contare i pezzi prodotti dal tuo impianto per registrarli nel sistema;

A questi costi devi poi aggiungere quelli sostenuti durante il downtime stesso, quindi mentre i tuoi sistemi sono fermi:

  • Stipendi dei dipendenti;
  • Costi infrastrutturali (affitto, utenze)
  • Fatture non emesse;
  • Articoli non prodotti;
  • Danno di immagine per l’indisponibilità del tuo servizio;

Tutti questi costi diventano più pesanti man mano che passano i minuti, le ore, i giorni.

I danni di immagine poi crescono esponenzialmente e diventano incalcolabili: pensa a come ti senti quando l’app della tua banca non funziona anche solo per qualche minuto o qualche ora… non ti viene voglia di cambiare banca?

La soluzione? Esistono dei sistemi di Business Continuity il cui scopo è quello di abbassare il downtime fino al punto da farlo diventare un indolore incidente di percorso.

Pensa di poter far ripartire in pochi istanti i tuoi sistemi informatici, perdendo al massimo 5 minuti di lavoro e sapendo di avere le spalle coperte, qualunque cosa accada…

Non è fantasia, esistono davvero soluzioni di questo tipo. Se vuoi saperne di più, contattami compilando questa form!

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