Non amo la parola indignato, per nulla. Mi sa di “classica protesta”, un qualcosa troppo scontato per i contenuti originali generalmente presenti qui su AreaNetworking.it. Forse però è un termine che questa volta mi sento di usare, tanto da meritarsi la presenza nel titolo.

Un articolo di Repubblica.it, come vari altri presenti online, annuncia le dimissioni dalla Guardia di Finanza del colonnello Umberto Rapetto, uno dei pilastri della lotta al cybercrime ma non solo.

Ho conosciuto personalmente il col. Rapetto. Un anno fa intervistammo il Direttore del CNAIPIC (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche) della Polizia Postale e stavamo facendo la stessa cosa proprio con il Gruppo Anticrimine Tecnologico della GdF, la “taskforce” creata da Rapetto. Qualche mese fa infatti avevamo sottoposto un’intervista sia a lui che all’Ufficio Stampa della Guardia di Finanza.

Come potete leggere nell’articolo sopracitato, Rapetto è uno dei simboli di competenza e successo sulle indagini informatiche, ovviamente non solo in Italia. Non voglio dilungarmi nello spiegare chi è. Chi non ha avuto modo di conoscere la sua fama, probabilmente si pentirà di non vederlo e sentirlo più in veste di Comandante del GAT. Già, perché la Guardia di Finanza l’ha rimosso dal suo incarico, mandandolo al Centro Alti Studi della Difesa, in un ruolo totalmente fuori tema e sottodimensionato per le sue capacità ed esperienze (in realtà era stato mandato lì addirittura in veste di “studente”). Il tutto ha indotto lo stesso Rapetto a dimettersi, evidentemente come simbolo concreto di  forte dissenso.

Al di là delle proteste e interrogazioni parlamentari di vari partiti politici (che possono solo farmi ridere (come sempre), visto che probabilmente non conoscono nemmeno chi sia Rapetto), la vera indignazione viene dal popolo della rete (anche qui, come sempre).

Se quanto si sta scrivendo in queste ore sulle vicenda fosse vero (molto probabilmente è così), ovvero che Rapetto si è visto rifiutare la possibilità di parlare con il Comandante Generale, ma peggio ancora che il colonnello abbia ricevuto alcuni “caldi inviti” (“Dicono alcuni parlamentari che Rapetto avesse ricevuto caldi inviti ad andare piano con le sue indagini, inviti che il colonnello ha del tutto ignorato contribuendo a scoperchiare un giro di malaffare i cui sviluppi sono ancora in corso“), si oltrepasserebbe il limite.

Il problema ed il rischio è che continuando a superare innumerevoli limiti, alla fine ci si abitua (e questo non deve accadere). La vicenda Rapetto, definiamola così, è semplicemente disarmante.

Insomma, l’ennesimo caso in cui i professionisti competenti non possono trovare applicazione sfruttando le proprie capacità, l’ennesimo caso in cui l’Italia si dimostra incapace di applicare la meritocrazia. Ma non solo: l’ennesimo caso in cui chi collabora per migliorare le cose e svolge non solo a dovere ma anche egregiamente il proprio lavoro viene penalizzato. La cosiddetta “ruota che gira al contrario“.

Due i tweet di Umberto Rapetto e non lasciano spazio ad altre parole: “chiedo scusa a tutti quelli che mi hanno dato fiducia, ma qualche minuto fa sono stato costretto a dare le dimissioni dalla GdF” e ancora “qualche modulo e una dozzina di firme sono bastati per cancellare 37 anni di sacrifici e di soddisfazioni e i tanti sogni al GAT GdF“.

NO COMMENT. Ma forse non finisce qui…

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