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AreaNetworking ringrazia Digi.TO, la comunità dell’InformaGiovani di Torino, per la concessione alla pubblicazione.

Alla scoperta di un gruppo di professionisti IT, unico in Europa, che ha deciso di aiutare quelle fasce di popolazione escluse dall’accesso alla tecnologia: dalle carceri ai Paesi poveri.

di Donata Columbro (Digi.TO)

Ci sono persone che credono che per migliorare la qualità della vita sia importante saper usare il computer e avere accesso a internet. Sono gli Informatici senza Frontiere (IsF), un gruppo italiano di professionisti dell’informatica che dal 2005 ha deciso di mettere a disposizione mezzi ed esperienza per aiutare quelle fasce di popolazione escluse dall’accesso alla tecnologia, creando una onlus con una mission davvero impegnativa: aiutare tramite l’applicazione pratica e consapevole dell’ICT i ‘soggetti deboli’ a essere più liberi.

Immaginate la vostra vita senza Facebook, Skype e, più in generale, il world wide web. Questa è la vita di milioni di persone lasciate fuori dall’accesso alla tecnologia e all’informazione: è il digital divide, divario digitale, che “che va superato per il raggiungimento della vera democrazia”. Così la pensa Rainer Battisti, referente della sezione piemontese della onlus, che si ispira niente di meno che a Kofi Annan, ex Segretario Generale delle Nazioni Unite.

Proprio Annan, nel 2005, ha invitato la comunità internazionale a mobilitarsi “per garantire ai Paesi poveri l’accesso alle tecnologie. Solo così si avrà la democrazia digitale”.

L’associazione degli Informatici senza Frontiere, unica a guidare progetti di questo genere in Europa, opera proprio nella direzione suggerita dall’ex segretario dell’Onu: “Attraverso le nostre attività, dalla creazione di un’aula informatica per l’università di Manimba in Kenya all’informatizzazione degli ospedali italiani e alla realizzazione di siti web per particolari soggetti emarginati dall’accesso alle tecnologie, cerchiamo di rispondere a questo appello”. E davanti a chi storce il naso pensando che l’Africa abbia bisogno di cibo piuttosto che di computer, Battisti risponde che “la tecnologia aiuta lo sviluppo. Con il software realizzato per l’ospedale di Gulu, in Uganda ora è possibile gestire le informazioni di più di cinquemila pazienti affetti da Aids. E pensiamo al disagio che avevano prima del nostro intervento usando un archivio cartaceo…”.

Nel dicembre del 2009 l’impegno alla solidarietà di IsF è stato riconosciuto dal Consiglio dei Seniores del Comune di Torino nell’ambito del premio “In silenzio per gli altri“, ideato per fare conoscere quelle persone che nell’arco della propria vita si sono prodigate in azioni di volontariato.

Tra i premiati, appunto, anche Informatici senza Frontiere per “l’attività innovativa dei servizi offerti”.

Rainer Battisti ha ritirato il premio come coordinatore dell’area piemontese, che sta già lavorando su nuovi progetti: “Abbiamo preso contatti con il Club CIO di Cuneo, che riunisce i responsabili dei sistemi informativi e dell’organizzazione aziendale di Confindustria Cuneo. Vorremmo estendere le nostre attività in altre province, magari nel settore ospedaliero, come a Brescia, dove con il progetto “Bambini al pc” abbiamo dato la possibilità ai piccoli pazienti costretti a lunghe degenze di restare collegati con il mondo, giocare, e dialogare con le famiglie e gli amici lontani”.

Cosa bisogna fare per diventare parte del team degli IsF?
“Avere competenze tecniche informatiche è sicuramente un vantaggio, ma in realtà con noi collaborano anche ragazze e ragazzi che si occupano della comunicazione e di altri settori. E, grazie alla possibilità di operare in remoto, si può lavorare con IsF anche a distanza”, afferma Battisti.

L’associazione si finanzia attraverso le donazioni spontanee e con la quota associativa; per i soci lavoratori la tessera costa 50 euro all’anno, per gli studenti 10 euro.

Oltre a un impegno personale, si può sostenere il lavoro degli IsF con la donazione di materiale informatico: attrezzature come stampanti e pc dismessi sono molto utili in quei paesi dove il costo della tecnologia è ancora molto elevato.

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